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Oltre Venezia: un giorno in Laguna

Chioggia

Il pulmino del campeggio ci lascia al molo di Fusina. Davanti a noi si estende la Laguna di Venezia, con il suo mare tranquillo che pare abbracciare tutto e non avere fine. Non ho la più pallida idea di dove ci troviamo e non trovo riferimenti per orientarmi – ma va bene così. Parto alla scoperta della Laguna veneta nelle condizioni migliori: senza aspettative, né preconcetti. In un soleggiato sabato mattina di giugno.

Saliamo a bordo e lasciamo velocemente il molo. Presto la terraferma scompare alla vista e tutto attorno a noi acqua e cielo prendono il sopravvento, divisi soltanto dalla sottile linea dell’orizzonte che a volte sembra emergere dalla foschia come un miraggio.

Laguna di Venezia

Laguna. Momenti via Instagram.

Ho l’impressione di muovermi in un mondo diverso e del tutto nuovo, all’interno di un ecosistema delicato e dotato di regole proprie, fatto di strade invisibili e potenzialmente insidiose, e tuttavia immerso in un’atmosfera profondamente lenta e tranquilla.

Voglio saperne di più.

Scendo sotto coperta e chiedo a Gianluca, il capitano, il permesso di entrare in cabina. È un ragazzo alla mano, di quelli che capisci subito che sanno ingegnarsi e non hanno paura di lavorare. La sua pelle abbronzata parla di una vita trascorsa in mare. Nel suo simpatico accento ciosotto, mi racconta del suo passato di pescatore di vongole e di come la pesca in laguna sia cambiata e diminuita, costringendo molti pescatori come lui a reinventarsi una professione. Nella sua voce colgo una punta di nostalgia, ma nessun rancore. La sua vita è certamente cambiata, eppure, grazie al turismo, è ancora lì dove più si sente a casa: nella sua laguna, al timone della sua barca.

Mentre Gianluca ci guida sicuro fra canali navigabili e bassi fondali, mi avverte di non lasciarmi ingannare dall’aspetto calmo del paesaggio che ci circonda: la Laguna può essere molto pericolosa, specie quando soffia la Bora. Fatico ad immaginarlo guardando il mare piatto davanti a noi, eppure gli credo: le acque ferme mi rendono diffidente, da sempre.

A poco a poco lo scenario muta. Compaiono pescherecci ormeggiati, grandi reti sospese da lunghi pali e svariate palafitte, che qui chiamano casoni. All’orizzonte scorgo una lingua di terra. Ci stiamo avvicinando a Chioggia.

Scendiamo a terra nel silenzio caldo di mezzogiorno. Ad accoglierci, un amico di Gianluca, Roberto detto “Il Tedesco”. Come fossimo amici da sempre, per prima cosa ci invita tutti a casa sua per «n’ombra de vin». Poi – leggermente ovattati dal fresco vino bianco – lo seguiamo alla scoperta della città.

Le strade sono strette e le case sono una appiccicata all’altra. «Più è stretta la strada, più è alto il rischio di baruffa» ci dice Roberto, secondo il quale questa vicinanza forzata è all’origine di molte delle famose baruffe ciosotte, descritte anche dal Goldoni.

Ovunque io giri lo sguardo, vedo colori sgargianti, balconi fioriti, panni stesi, grovigli di cavi elettrici: Chioggia ha quella bellezza disordinata che affascina proprio perché autentica.

Chioggia
Chioggia
Chioggia

Strade di Chioggia

Quando in fondo alla strada incrociamo il Canal Vena, rimango sinceramente stupita: la somiglianza con Venezia è innegabile.

Il Canal Vena a Chioggia
Ponte sul Canal Vena
Un gabbiano riposa su una palina, il tipico palo lagunare destinato all'ormeggio

Scorci sul Canal Vena

Il Canal Vena e i tipici camini chioggiotti

Il Canal Vena e i tipici camini chioggiotti

Vista sul Canal Vena dal Ponte di Vigo
Vista sul Canal Vena dal Ponte di Vigo

Vista sul Canal Vena dal Ponte di Vigo

Sul Ponte di Vigo

Sul Ponte di Vigo

Tuttavia a Chioggia si respira un’atmosfera completamente diversa: più lenta, più intima, più autentica. Sconosciuta al turismo di massa, Chioggia ha preservato quello che Venezia sembra aver perso: la propria personalità. Se a Venezia a volte si ha l’impressione di trovarsi in un caotico parco a tema, qui invece si respira ancora un’aria di paese, si vive ad un ritmo più lento. E non si trova un turista a pagarlo. Certo spiace un po’ vedere ristoranti e negozi semivuoti, tuttavia agli abitanti sembra non importare. Anzi. Il chioggiotto – ci confessa Roberto – ama tenersi Chioggia tutta per sé ed è ben contento che questa si mantenga fuori dalle rotte turistiche più battute. Non si tratta – tuttavia – di chiusura, ma piuttosto di un sano istinto di protezione.

Un istinto che, ad essere sincera, comprendo e condivido. Mentre da un ponte scatto la mia ultima fotografia prima di tornare alla barca, mi auguro che Chioggia continui a rimanere fedele a se stessa. Con i suoi canali, i suoi strani camini e i suoi panni che sventolano al sole.

E non osate chiamarla “piccola Venezia”.

Chioggia
Chioggia


Data di viaggio: 15 giugno 2013

Questa giornata in Laguna è stata organizzata ed offerta da Elite Club Vacanze, in collaborazione con Jolly Camping Village Venezia che ci ha gentilmente ospitato per il week-end. Il servizio di trasporto privato e ittiturismo in laguna è stato fornito da Alisei Service. Tuttavia – come sempre su questo sito – parole ed opinioni sono mie e mie soltanto.

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